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Maskaras

Maskaras, News ed Eventi a Muravera, Sardegna

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Ogni estate Muravera, agli inizi di Agosto offre, non solo al turista ma a tutta la popolazione locale, uno spettacolo unico attraverso la manifestazione “Maskaras”. Questo è un carnevale molto diverso e meno ridanciano che ha come centro delle maschere tragiche, maschere cupe che muovendosi con passo cadenzato, al suono greve ed inquietante dei campanacci si esibiscono, in una lunga sfilata che ripercorre tutta la via principale del paese, nelle loro danze rituali, evocando i riti propiziatori legati alla vita dei campi.
Nel bel mezzo della manifestazione ci si dimentica spesso di essere solo spettatori, poiché le numerose maschere coinvolgono, nei loro riti ancestrali, le persone che affascinate si fanno travolgere.I diversi gruppi provengono soprattutto dal Nord della Sardegna e sono:
I Mamuthones e Issohadores provenienti da Mamoiada che caracollano lenti al ritmo di una danza ubriacante, sacra e malinconica, rivolta a scacciare gli spiriti maligni da persone e armenti, incedono fra la gente che li adora tanto da voler essere uno di loro; le maschere cupe producono nel silenzio un unico e intenso strepito di campanacci in un rito inebriante di misteriosità.

I Boes e Merdules di Ottana procedono in un disordinato e tumultuoso corteo, una fune li lega inesorabile, uomo e bestia uniti dal giogo della vita. Tra le varie figure la più temuta e misteriosa è “Sa Filonzana” rappresentante la Parca greca della morte.
Altrettanto affascinanti sfilano i Sos Thurpos (“i ciechi”, “gli storpi”), originari di Orotelli. Portano l’abito di velluto, i gambali di cuoio e cupi pastrani d’orbace un tempo usati dal pastore nel periodo invernale. Seminatori con volto celato mettono in scena la lotta contro i proprietari dei pascoli, rappresentata attraverso il capovolgimento dei ruoli tra contadino e bue.
Nei Sos Tamburinos di Gavoi si può rivivere invece la festa attesa da sempre: balli al suono de su pipiolu (flauto arcaico in canna) in un’incessante melodia.
Maschere in sughero uniche e misteriose sono Su Bundu di Orani che, in un animato corteo mettono in scena il rito della semina con tutte le credenze e superstizioni dell’ambiente contadino della Barbagia.
Non si può non sentire dentro la danza dei Mamutzones e Urzu di Samugheo che, con i loro campanacci, suonano inesorabili il ritmo della passione e della morte per ingraziarsi la natura affinché i raccolti siano abbondanti.
S’Urthu di Fonni le cui antiche origini risalgono alla fine dell’800, mima invece nelle sue rappresentazioni la processione, il rogo, il processo subito dal personaggio “su Ceomo”, fantoccio che simboleggia il carnevale condannato all’impiccagione e arso al rogo, responsabile di tutte le malefatte compiute dai membri della comunità nell’anno precedente.
S’Urtzu di Ula Tirso, vittima del carnevale, è infine una maschera tragica mezzo uomo e mezzo animale, rappresentazione concreta e ideale del dio Dionisio, figura temuta ma che allo stesso tempo ha il potere di allontanare le maledizioni e la siccità, propiziando la fertilità.